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18 Apr 2013

Avignonesi Vin Santo Verticale 1976-1997 di Alessio Guidi

Avignonesi Vin Santo Verticale 1976-1997 di Alessio Guidi

Ci sono occasioni per le quali si può aspettare tutta una vita. La degustazione in verticale completa (con la sola assenza dell’annata 1977) di uno dei vini dolci mitici per antonomasia, il Vin Santo Avignonesi, è sicuramente un'occasione sia unico che irripetibile. La degustazione ha avuto luogo al Ristorante Carelia di Helsinki, ed è stata lo zelo di un appassionato enofilo locale che l’ha resa possibile. Anno dopo anno ha certosinamente collezionato ogni annata di questo vino raro. La presenza della proprietaria di Avignonesi Virginie Saverys ed il compagno Maximilien de Zarobe ha sicuramente dato peso ufficiale a questo evento eccezionale.

 

Il viaggio nella storia del Vin Santo è anche un viaggio nella storia di Avignonesi, essendo esso stato il primo vino mai prodotto dall’azienda nel lontano 1974, frutto non solo di una tradizione secolare ma soprattutto della volontà di andare al di là della tradizione stessa, che ha sempre voluto il Vin Santo come un prodotto di consumo quotidiano, prodotto soprattutto per i turisti. La volontà di creare un nettare che sfida non soltanto la tradizione, ma che lo eleva a vino simbolo per livello qualitativo e genio creativo, rendendolo un vino con un potenziale di invecchiamento enorme.

 

Qualità dell’uva, tempo di appassimento sui graticci, affinamento lunghissimo in piccoli caratelli da 50 litri con lievito madre indigeno sono i passaggi chiave della vinificazione, dove l’intervento umano si ferma alla messa in caratello del mosto d’uva e con la sua conseguente sigillatura, per poi riprendere alla sua riapertura 10 anni dopo. Un vino fatto di amore, passione e pazienza, ma anche di fiducia nella natura che per 10 anni modellerà il Vin Santo nei caratelli.

 

La verticale comincia dalla ’76, frutto di 6 anni di caratello così come tutte le altre annate fino all’86. Le prime annate sono tutte in eleganza, con una speziatura finissima, frutto ancora ben presente e delle acidità veramente vivide. La ’76 spicca per complessità e gioventù: tabacco biondo, frutta a polpa gialla sotto spirito, toni mentolati e grande vivacità anche in bocca con un finale di arancia amara. La ’78 ha un registro più chiaro, forse meno complesso ma più delicato con una beva decisamente più facile. L’annata ’79 è il primo picco emozionale, una versione edonistica e d’impatto con una completezza disarmante. L’intensità e la complessità sono ai massimi livelli con sentori di crème brulée, miele di castagno e spezie orientali.

 

Con il millesimo ’80 andiamo su sensazioni più eleganti e sussurrate, con sentori sacerdotali di incenso, mirra insieme ad una freschezza di frutto straordinaria. Già mettendo al naso l’81 si capisce che ci troviamo davanti ad un'altra interpretazione indimenticabile di Vin Santo. Il naso è articolato e di grande varietà: toffee, cappuccino, tarte tatin, croccantino, arancia confit,  lunghissimo ed emozionante. Con l’82 troviamo un vino dalla bocca vispa, tesa con finale di zafferano ed arancia amara. Sentori legnosi, di mallo di noce, polvere di caffè, amaretto e sensazioni fungine sono le caratteristiche olfattive dell ’83  che fa di una complessità fantastica il suo cavallo di battaglia. Con un colore un po’ più cupo si presenta l’84, ricco e adulto con sentori di sigaro e marmellata di castagne. Un’annata storica come la ’85, una delle migliori della storia, non poteva non dare un Vin Santo all’altezza delle aspettative. Grande freschezza di frutto al naso, vibrante ed ancora giovane, in bocca è ancora tutto da comporsi ma già mostra una pasta incredibile. L’86 ha un’olfazione basato sulla frutta secca, il guscio di nocciola e legni nobili, bocca più giocata sulla potenza. Dalla ’87 l’affinamento del Vin Santo si protrae per 2 ulteriori anni, quindi 8 totali. Il vino è segnato da sentori di mela cotogna, rosmarino tostato, miele di castagno ed incenso. 

 

Altra grande annata, altro Vin Santo memorabile, l’88, dove la potenza e la ricchezza sono le componenti principali dando un vino caldo, dolce ma mai stucchevole. Grande maturità di frutto e di personalità anche sull’89, dove le sensazioni dolci di dattero, fichi e amaretto sono alla base di questa versione. L’annata più mitica mediaticamente e storicamente è forse la ’90, l’unica ad aver raggiunto i 100 punti ma anche ad essere considerata come archetipale per il Vin Santo Avignonesi. Questa annata è il vero spartiacque tra il vecchio ed il nuovo, tra l’eleganza dei millesimi fino a quell’anno e le versioni più estremi, più recenti. Il naso è di una delicatezza incredibile con un gioco di aromi quasi da profumiere, un insieme di spezie, marmellate fresche, incenso, ancora tutto da esprimersi, ed una nettezza e pulizia al limite della perfezione.

 

Dal ’91 il periodo di appassimento delle uve si assesta sui 6 mesi dando dei vini decisamente più concentrati ed estremi. Già in questa annata abbiamo un Vin Santo più cupo e viscoso con sentori surmaturi, oscuri e di grande impatto. Il ’92 è una versione potente e scura con grande dolcezza e viscosità al palato. Con l’annata ’93 il regime di caratello aumenta di 1 anno arrivando così ad un totale di 9. Questo vino si esprime soprattutto con note calde e sensuali, di caffè, noci e cacao. il ‘94 è molto simile alla precedente con note di torrefazione e frutta scura candita. Il ’95 vede il vino permanere per 10 anni nei caratelli, dando un’interpretazione scura e quasi religiosa con sentori di incenso, cenere, vernici e polvere. Grandissima concentrazione e pienezza. Il ’96 ha un naso veramente bellissimo di composto di susine e prugne insieme ad albicocche disidratate e zuccherose. Ricchissimo e polposo .

 

L’annata ’97 famosissima per i rossi caldi e maturi ha dato caratteristiche simili al Vin Santo, forse il piu concentrato e maturo dell’intera verticale. Si conclude il nostro percorso con l’annata corrente, ovvero la ’98, interpretazione dove si trova la combinazione dell’estremismo più puro ad una vena acida che riesce ad arginare l’irruenza del frutto dando un vino lunghissimo e seducente che sfoggia una parure dorata di nobile gusto.

 

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